Condizionatore scarico: cosa deve fare il tecnico?

Tra le varie problematiche che i tecnici HVAC si trovano ad affrontare nei loro interventi quotidiani troviamo spesso quella degli impianti scarichi di gas refrigerante.
Limitarsi a ricaricarli, però, non è la soluzione definitiva. Non se si vuole rispettare la normativa, né tantomeno per ripristinare l’efficienza dell’impianto e garantire una tutela ambientale.

Tempo Lettura: 3 min

L’impianto di climatizzazione: un sistema a circuito chiuso e tenuta stagna

 

All’interno di ogni impianto di climatizzazione circola il gas refrigerante che, a seconda delle condizioni di temperatura e di pressione in cui si trova, è allo stato liquido o gassoso. È proprio grazie a questo cambiamento di stato che questo speciale fluido riesce a garantire il mantenimento di basse temperature e a permettere all’impianto di svolgere la sua funzione di raffreddamento o riscaldamento (in caso di pompa di calore).

 

Il circuito dell’impianto di climatizzazione all’interno del quale circola il gas refrigerante è un circuito chiuso, a tenuta stagna e progettato per non perdere gas, pertanto, non dovrebbe mai svuotarsi.

Qualora questo accada è sintomo di un errore in fase di installazione o di una cattiva manutenzione: errori di saldatura, porosità del metallo o corrosione chimica interna possono generare fughe più o meno grandi.  É fondamentale, in questi casi, che la perdita venga individuata quanto prima e riparata; solo in seguito avrà senso ricaricare l’impianto con gas refrigerante.  

È assolutamente importante che l’operazione di ricarica non venga intesa dal tecnico del freddo come un intervento di manutenzione ordinaria o la soluzione per ripristinare l’efficienza dell’impianto perché, come già accennato, impianti di climatizzazione ben costruiti e sottoposti a frequente e corretta manutenzione non dovrebbero presentare la necessità di essere ricaricati.

 

Condizionatori scarichi: la soluzione nella manutenzione e nella normativa


Vista l’importanza che esercita sulla vita e il buon funzionamento degli impianti, la manutenzione dei condizionatori è obbligatoria e normata dal decreto n.74 del 2013. Nello specifico, le attività di manutenzione devono essere eseguite da tecnici specializzati e competenti e riguardano:

 

  • un controllo e verifica dei componenti dell’impianto
  • una pulizia di filtri, unità interna e unità esterna con prodotti specifici (per garantire aria salubre negli edifici ed efficienza energetica dell’impianto);
  • il controllo delle perdite di gas refrigerante (per assicurare prestazioni ottimali all’impianto, risparmio in bolletta e zero emissioni di gas nell’atmosfera, che incidono sul riscaldamento globale o sul buco dell’ozono, a seconda del tipo di gas refrigerante usato).

 

E proprio per quanto riguarda l’efficienza energetica, infatti, il decreto prevede, per tutti gli impianti di potenza termica nominale superiore a 12 kW, l’obbligo di un controllo in tal senso.

Nello specifico, la cadenza periodica con cui tale intervento di verifica deve essere effettuato varia dai 2 ai 4 anni a seconda del tipo di alimentazione e della potenza termica dell’impianto.

 

Cadenza

Tipo di impianto

Potenza termica

Ogni 2 anni

condizionatori con macchine frigorifere e/o pompe di calore a compressione di vapore ad azionamento elettrico

P >= 100

condizionatori con macchine frigorifere e/o pompe di calore ad assorbimento a fiamma diretta di potenza termica

P >= 100

Ogni 4 anni

condizionatori con macchine frigorifere e/o pompe di calore a compressione di vapore ad azionamento elettrico

12 Kw

condizionatori con macchine frigorifere e/o pompe di calore ad assorbimento a fiamma diretta

12 Kw

condizionatori con macchine frigorifere o pompe di calore a compressione di vapore azionate da motore endotermico

P >= 12

condizionatori con macchine frigorifere o pompe di calore ad assorbimento alimentate con energia termica

P >= 12

 

La mancata assunzione di tali obblighi comporta sanzioni e multe sia per il responsabile dell’impianto che per l’azienda o il tecnico a cui è affidata la manutenzione.
Il proprietario o utilizzatore dell’impianto di climatizzazione, infatti, deve obbligatoriamente fare richiesta di controllo nei tempi e modalità previste dalla legge, pena una sanziona amministrativa.
Il tecnico manutentore, invece, è tenuto ad effettuare gli interventi di controllo ed eventuale manutenzione dovuti, e a compilare il rapporto di controllo dell’efficienza energetica o sarà soggetto a sanzione pecuniaria.

 

La manutenzione, dunque, torna ad essere il centro di tutto: legge e ambiente. Da un lato attività normata e oggetto di responsabilità tra i diversi attori coinvolti, dall’altro condizione necessaria per rendere possibile un utilizzo più sostenibile degli impianti di climatizzazione presenti sul territorio italiano.

Non dimentichiamo, infatti, che l’efficienza energetica di un impianto di climatizzazione dipende tanto da una buona progettazione e installazione quanto da una manutenzione attenta, costante e in linea con la normativa e le specifiche dei produttori.

Condividi su
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Articoli correlati
Riparazione perdite gas refrigerante

Strato dell’ozono:
cosa fa Errecom per proteggerlo

Tempo Lettura: 3 min Strato dell’ozono: cosa fa Errecom per proteggerlo Dal recente incontro dell’ORM, composto dai massimi esperti e ricercatori dell’ozono, emerge una certezza: nonostante lo strato di

Leggi di più