L’inizio della sua avventura in Errecom, le prime formulazioni su cui ha lavorato, le passioni e la quotidianità che ...  

Paolo Mattavelli: R&D Manager di Errecom Spa

L’inizio della sua avventura in Errecom, le prime formulazioni su cui ha lavorato, le passioni e la quotidianità che lo ispirano in laboratorio. Siete abituati ai suoi consigli tecnici per garantire la massima performance dei vostri impianti AC/R, ma in questa intervista il Dr. Paolo Mattavelli, responsabile del dipartimento di Ricerca & Sviluppo, condivide con noi il suo background, svelandoci la storia che si nasconde dietro il suo camice bianco.

Tempo di lettura: 15 min

1) Come ti sei avvicinato al mondo della chimica? Era un tuo sogno nel cassetto fin da piccolo o una passione che hai scoperto strada facendo?

Senza dubbio la mia passione per la chimica affonda le sue origini nel DNA della mia famiglia. Senza volerlo o sceglierlo, sono cresciuto in questo mondo: da un lato mio padre aveva un’azienda che produceva macchinari per l’industria chimica, dall’altro, sia mio zio che mio cugino sono dei chimici. Se è vero che l’interesse per la materia può sembrare una naturale conseguenza del contesto in cui ho sempre vissuto, è altrettanto certo che un ruolo decisivo lo hanno svolto anche alcuni insegnanti geniali che ho incontrato strada facendo alle superiori prima, e all’università poi e che mi hanno trasmesso passione per la materia.
L’esperienza in università mi ha avvicinato al mondo della ricerca e ad uno studio più approfondito della biochimica, mentre entrando nel mondo del lavoro sono venuto a contatto con la realtà della chimica commerciale. Ho iniziato lavorando per un’azienda che produce aerosol e poi per altre realtà, fino ad arrivare in Errecom.

 

2) Ti va di raccontarci quando e come è iniziata la tua avventura in Errecom in qualità di responsabile del Dipartimento di Ricerca & Sviluppo?

Certamente. La mia avventura in Errecom è iniziata grazie ad Antonio, un caro amico che ho in comune con Luca e Nicola Ronga. Furono loro a chiedergli consiglio su un chimico da assumere per il loro laboratorio e lui gli propose il mio nome.
Accettai, nonostante all’epoca stessi già lavorando come consulente chimico per diverse aziende, e Milano fosse particolarmente distante dalla sede di Errecom. Ricordo ancora molto chiaramente il giorno del colloquio: era gennaio e nevicava tantissimo, ero in ritardo e avevo finito persino il liquido di lavaggio dei vetri dell’auto. Insomma, c’erano tutti i presupposti perché le cose non andassero a buon fine e invece durante il colloquio, scoprii un certo feeling e una buona intesa con i titolari Luca e Nicola. Così abbiamo deciso di iniziare la nostra collaborazione. Tra i primi prodotti su cui ho lavorato in Errecom ci sono gli additivi per gli impianti di climatizzazione e refrigerazione: Extreme, No Acid e Super Dry.

 

3) Quali erano le tue aspettative prima di iniziare a lavorare in azienda?

Le mie esperienze precedenti erano per lo più con aziende della cosmetica, un settore più vicino a quello della biochimica. Iniziando la mia avventura in Errecom, l’aspettativa era quella di continuare ovviamente a fare il formulatore ma scoprendo al contempo un mondo nuovo, quello dei lubrificanti. Dietro la base del singolo olio c’è un percorso affascinante che dall’esterno nessuno si immagina, fatto di mesi di studio e viaggi in tutto il mondo per conoscere la produzione delle materie prime, migliorare certe additivazioni, ecc. Da un tipo di ricerca molto stanziale e tecnica a cui ero abituato prima di Errecom, mi sono ritrovato a fare una ricerca senza dubbio più dinamica e stimolante. Cina, Taiwan, Usa, Sud America: sono solo alcune delle mete che mi hanno permesso di conoscere le fonti che rendono possibile la realizzazione delle nostre formulazioni, e ad oggi posso raccontare vita, morte e miracoli di un mondo che mi appassiona e diverte molto.

 

4) Qual è il cambiamento più significativo che, a tuo avviso, Errecom ha affrontato in questi anni?

Sono abbastanza convinto che il passo più rilevante compiuto da Errecom in questi ultimi anni riguardi i forti investimenti nel dipartimento di Ricerca & Sviluppo.
L’azienda ha sempre creduto nella necessità di avere internamente la fase di studio, ricerca e formulazione dei propri prodotti per poter anticipare i tempi del mercato e garantire una qualità altissima e costante.
Questa capacità di giocare d’anticipo ci permette di lanciare ogni anno proposte sempre nuove e di adattare continuamente i prodotti a catalogo al mutare delle esigenze dei tecnici, garantendoci ad oggi il ruolo di leader di mercato. Il laboratorio interno è sicuramente un elemento che ci distingue dai competitor: la nostra professionalità e competenza possono essere toccate con mano. Clienti e OEM si fidano di noi al punto che ci comunicano le loro esigenze e noi collaboriamo con i loro tecnici per fornire soluzioni. Facciamo nostre le necessità del mercato e formuliamo prodotti perfettamente in linea con i bisogni da soddisfare.
La nostra serie White, ad esempio, è nata proprio da questo tipo di rapporto con un cliente OEM. Questa azienda infatti, apprezzava molto l’efficacia dei nostri additivi, ma nella loro specifica applicazione incontrava delle difficoltà legate ad una incompatibilità tecnica. Su loro richiesta, abbiamo studiato e creato una specifica formulazione che ci ha permesso di colmare questo gap, realizzando la linea White, una serie di additivi adatti agli impianti frigoriferi con compressore ermetico, che ci hanno permesso, quando la domanda è esplosa, di essere in prima linea per penetrare il mercato.

 

5) La presenza interna del laboratorio chimico permette ad Errecom di essere costantemente un passo avanti, rispondendo tempestivamente alle esigenze del mercato e fornendo soluzioni alternative e più efficienti rispetto agli standard. Da quando lavori in Errecom, ci sono dei prodotti che hai creato o delle formulazioni che hai migliorato di cui vai particolarmente fiero? Quali sono le motivazioni?

Onestamente sono molto orgoglioso di tutte le mie formulazioni e gli sviluppi apportati in Errecom.
Dovendo però fare un solo nome, senza dubbio Cool Shot Ultra. È un additivo per ripristinare l’efficienza degli impianti AC/R che, nonostante abbia richiesto molti anni di ricerca e sviluppo, sta dando molte soddisfazioni, e ne sono conferma l’apprezzamento da parte dei tecnici del freddo e il successo che ha riscontrato sul mercato.
Non sempre tuttavia i prodotti che vengono lanciati sul mercato riescono ad avere immediato riscontro, soprattutto quando la loro funzione non è quella di risolvere un problema in essere ma di prevenirne uno ancora non noto. È il caso di Anti-Oxidant Ultra di cui vado molto fiero e in cui credo molto ma per il quale il nostro mercato, forse, non è ancora pronto. La realtà è che mi appassiona molto sviluppare prodotti innovativi, che permettano di massimizzare le performance dell’impianto. Per un mercato come quello italiano, dove l’energia è molto cara, questi prodotti, a mio avviso, dovrebbero spopolare perché permettono un risparmio notevole di energia elettrica che, nel lungo periodo, fa la differenza in termini di costi di gestione dell’impianto AC/R.

 

6) Da un lato, sappiamo che Errecom è un’azienda estremamente dinamica che opera in un settore in costante evoluzione. Dall’altro, immaginiamo, il tuo lavoro di ricerca e sviluppo richiede tempi abbastanza prolungati per ottenere i risultati attesi. Come riesci a far conciliare queste due esigenze contrastanti?

Senza dubbio è molto complicato conciliare queste due esigenze perché i tempi di ricerca e sviluppo dipendono non solo dalla formulazione ma anche dai tempi tecnici dei test indispensabili per garantire la stabilità e la sicurezza del prodotto. I test che eseguiamo in Errecom, ad esempio, prevedono anche l’analisi del prodotto chimico già nel packaging finale con stabilità accelerate per avere la garanzia che negli anni la scelta di quel packaging non crei problemi. Qualora i prodotti siano stati formulati per essere inseriti negli impianti AC/R, sono testati anche in tal senso, inserendoli nel sistema e facendolo funzionare anche fino a 3000 ore di lavoro. Pertanto, pur comprendendo le esigenze commerciali di dover essere sempre pronti con il prodotto in linea con le richieste del mercato, non possiamo prescindere dai tempi tecnici, richiesti dai test. Per ovviare proprio a questo problema, cerchiamo di essere sempre un passo avanti. Se ad esempio escono materie prime interessanti iniziamo a studiarle, in modo da capirne le potenzialità e le applicazioni nel nostro specifico settore ed essere pronti se si deciderà di sviluppare prodotti in questa direzione. In fin dei conti, lo scontro tra le necessita del mercato e i tempi dettati dalla ricerca e sviluppo è un problema che non riguarda solo Errecom ma una costante che troviamo in tutte le aziende. In qualità di responsabile R&S il mio compito è anche quello di trovare un equilibrio, un punto di incontro che permetta alle due esigenze di non scontrarsi ma incanalarsi verso un obiettivo comune: il successo dell’azienda.

 

7) Da anni Errecom si impegna nel rendere più green il suo business. Che impatto ha l’utilizzo di materie prime eco-friendly sulla formulazione dei prodotti e quindi sul tuo lavoro quotidiano?

Personalmente, nella mia vita quotidiana ho sempre cercato di adottare una filosofia green: dalla raccolta differenziata, alla scelta di prodotti di qualità e sostenibili per l’ambiente. Questa mia attitudine naturale si riflette inevitabilmente anche in ambito lavorativo e va a sposarsi perfettamente con i valori di Errecom. Le proposte dei prodotti Errecom ecologicamente sostenibili derivano sia da un dovere etico in termini di impatto ambientale e di sicurezza dell’utilizzatore finale, sia dall’esigenza di voler garantire a chi produce e testa i prodotti insieme a me in laboratorio un ambiente di lavoro il più sicuro possibile.
L’utilizzo di materie prime eco-friendly, inoltre, crea vantaggi in termini di gestione dei prodotti: si riduce infatti il livello di pericolosità e aumenta il livello di sicurezza in laboratorio. Senza considerare che l’utilizzo di materie prime a basso impatto ambientale permettono ad Errecom di ampliare ancora di più la sua eco-mission: immettere sul mercato prodotti che garantiscono il risparmio energetico degli impianti, andando a contribuire globalmente al benessere del nostro pianeta.

 

8) Errecom è un’azienda che esporta i propri prodotti in oltre 130 Paesi nel mondo. Questo significa concepire e creare proposte che siano commerciabili in mercati profondamente diversi tra di loro, soprattutto in termini di normative e regolamentazioni. Come si traduce tutto questo da un punto di vista di lavoro operativo?

Bisogna considerare che ogni Nazione ha un approccio diverso alla stessa molecola. Ad esempio, certi prodotti che vengono venduti senza alcun tipo di limite in Europa, subiscono controlli rigidi da parte di determinati Paesi, perché possono essere usati per la produzione di esplosivi. Per questo è necessario esplorare quotidianamente le regolamentazioni delle diverse Nazioni e per farlo abbiamo nel nostro team il regulatory, che si dedica esclusivamente a questa attività.
Questa figura richiede una preparazione specifica e il suo tempo è dedicato completamente alla ricerca e alla comprensione delle regolamentazioni, nonché alla produzione di tutta la documentazione necessaria per la vendita del prodotto in termini di schede di sicurezza, etichettatura etc. Il suo supporto è fondamentale anche nella scelta dei diversi componenti inseriti nelle formulazioni. Tra due componenti equivalenti, ad esempio, lui ci sa dire qual è quello più compatibile con le diverse legislazioni.

 

9) Errecom è un’azienda dinamica e in continua evoluzione composta per lo più da ragazzi giovani. Quali sono le difficoltà e le soddisfazioni della gestione di un team giovane in un laboratorio chimico?

Ho sempre scelto le persone che ritenevo più idonee, preparate e motivate a lavorare con noi, indipendentemente dalla loro età. Un elemento che per me è fondamentale è anche la capacità di lavorare in gruppo. La mia prerogativa, sul lavoro, è sempre stata quella di formare una squadra affiatata e che lavorasse insieme con lo sguardo verso lo stesso traguardo: trovare soluzioni ai problemi.
Creare un team giovane è un obiettivo in cui ho creduto molto. Ovviamente questo da un lato può portare a qualche problema legato all’inesperienza, ma per colmare eventuali mancanze o risolvere eventuali errori ci sono io. Dall’altro, però, un team giovane restituisce entusiasmo, voglia di fare, e tutto questo è fondamentale per un’azienda dinamica come Errecom che mira a crescere ed evolversi.
A fronte dei risultati raggiunti posso con orgoglio confermare che le mie convinzioni hanno portato ai frutti sperati: ad oggi posso affermare di aver creato un gruppo unito, fatto di persone che hanno sempre dato la loro disponibilità al momento del bisogno, per supportarsi e sostenersi l’un l’altro, sia dentro che fuori Errecom.

 

10) Nell’immaginario collettivo, il chimico tende ad essere visto come un piccolo genio perennemente assorbito nei suoi strani esperimenti. Quanto c’è di vero in questo stereotipo? Oltre alle ovvie conoscenze e competenze tecniche, quali sono le soft skill che ritieni essenziali per chi lavora nel tuo settore?

Il percorso di formazione per diventare chimico è uno tra quelli più impegnativi. Per intraprendere questa strada è necessario avere una mentalità scientifica, un approccio innato che non si impara sui libri. Quelli servono per costruire un set di competenze che ti possa permettere di lavorare in maniera preparata e consapevole e, ovviamente, lo si amplia strada facendo.
La curiosità, poi, è un elemento che non può mancare nella valigia di un chimico, è quel fuoco che ti spinge a immaginarti soluzioni nuove, alternative funzionali alla risoluzione di un problema. Essere curiosi ti porta a non accontentarti mai, a scavare a fondo per trovare le giuste risposte. Anche la passione è essenziale, soprattutto per affrontare problemi particolarmente complessi, le cui soluzioni sono più difficili da trovare.
Infine, vorrei aggiungere che la bravura di un chimico non dipende solo dalle sue competenze e dalla sua intuizione ma anche dalla sua capacità di fare network. Sembrerà strano, se pensiamo allo stereotipo del chimico indaffarato in laboratorio e immerso nello studio della formulazione perfetta, ma è la verità. Creare una rete di relazioni con fornitori di materie prime, packaging ecc. fa davvero la differenza nel risultato finale. In Errecom ho creato con i nostri fornitori partnership consolidate che si basano sulla fiducia e sulla collaborazione e che sicuramente hanno portato e continuano a portare un valore aggiunto in azienda.

 

11) Quanto la tua vita quotidiana è d’ispirazione nella creazione di nuovi prodotti per Errecom? Ci vengono in mente Woofy e Uklin, formulati appositamente per eliminare gli odori degli animali domestici: sono collegati all’esperienza con i tuoi cani Fenriz e Loki?

La vita quotidiana è inevitabilmente fonte di stimoli per chi fa un lavoro come il mio. Un meeting con un cliente, una chiacchierata in pausa pranzo con un collega, i cani che ti aspettano scodinzolanti a casa: tutti questi sono input esterni che hanno il potere di accendere una lampadina nella mente di un chimico. E infatti, avete ragione, i miei amati cani Fenriz e Loki, due pastori tedeschi, mi hanno ispirato nella formulazione dei prodotti Woofy e Uklin. Come è normale che accada, quando entrano in casa o salgono in auto, portano con loro l’odore tipico dei cani, o ancora, avevano quel fastidioso vizio di fare pipì sulle ruote del mio furgone. Si tratta di piccoli problemi, che però mi hanno spronato a cercare una soluzione: così ho formulato Woofy, per eliminare l’odore degli animali da ambienti e spazi chiusi e Uklin, per disincentivare gli animali a urinare sulla superficie trattata. E credetemi, funzionano!

 

12) Sappiamo che tra le tue più grandi passioni c’è la produzione di birra artigianale. Un professore di chimica, responsabile del dipartimento di Ricerca & Sviluppo di Errecom che nel tempo libero diventa birraio: chi l’avrebbe mai detto! Una passione che, in realtà, ha preso una forma a tutti gli effetti tramite il tuo beershop. Che legame c’è tra queste due professioni, all’apparenza molto diverse?

Non vi nego che ho sempre avuto una forte passione per il buon cibo e il mondo della birra e senza dubbio il mio background formativo in tecnologie alimentari prima, e chimica e biochimica poi, ha influito su questo. Non amo i prodotti commerciali, anzi, sono sempre alla ricerca di proposte che abbiano qualcosa da raccontare sia per quanto riguarda il settore Food che quello Beverage.
E così ho ben pensato di trasformare questa passione in un secondo lavoro: il mio beershop che vende sia birre artigianali prodotte da me, sia quelle prodotte da altri birrifici selezionati su scala internazionale. E in realtà, il mondo della birra e quello della refrigerazione sono più interconnessi di quanto si possa immaginare. Concedetemi un aneddoto interessante a tal riguardo: la prima refrigerazione su rotaia e su gomma non è stata realizzata per trasportare carne e verdura, come molti potrebbero pensare, ma per spostare proprio la birra dagli impianti di produzione alle varie città. Si tratta infatti di un prodotto fortemente deperibile, che deve essere tenuto a temperatura controllata durante il trasporto per garantirne la conservazione. Ci sono poi tante altre situazioni che uniscono questi due mondi all’apparenza molto distanti: dalla fermentazione a temperatura controllata fino alla spillatura che necessita di fusti mantenuti a temperature fredde. Di fatto perciò, anche quando non sono in Errecom, resto immerso nell’affascinante mondo della refrigerazione.

 

13) Un’ultima domanda: qualche anticipazione sulle tue attuali ricerche?

Questa volta, mi dispiace, ma non posso rispondere. Stiamo lavorando a progetti molto importanti ed interessanti ma è tutto top secret. Per il momento godetevi le novità che Errecom immetterà sul mercato nel 2021, noi siamo già oltre.

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