Caldo estremo: climatizzazione necessaria per sopravvivere?

Ondate di calore e siccità. Il caldo del mese di giugno è stato decisamente sopra la media in quasi tutto il continente europeo, al punto che la comunità scientifica sta studiando un preoccupante fenomeno: le temperature a cui non potremo sopravvivere e che renderanno la climatizzazione un bene primario.
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La scorsa estate il clima torrido dell’Oregon ha registrato temperature superiori a quelle massime di Las Vegas, provocando la morte anomala e improvvisa di 63 persone. Sempre in quel periodo i media canadesi riportavano notizie simili: battuti i record di temperatura giornalieri per il terzo giorno consecutivo con 49,6°C e circa 200 morti.

Gli studi degli scienziati però fanno ulteriormente riflettere: ad uccidere non sono solo le temperature estreme, ma piuttosto specifiche condizioni di calore e umidità che, se presenti simultaneamente, risultano impossibili da gestire per il corpo umano. L’avverarsi di condizioni di questo genere era previsto dalla metà del secolo; tuttavia, i dati emersi dalle stazioni meteorologiche dimostrano che hanno anticipato il loro arrivo.

Nello specifico, il fenomeno denominato “temperatura di bulbo umido” avviene quando l’umidità relativa è maggiore del 95% e le temperature raggiungono i 35°C: si tratta di un punto oltre il quale il corpo umano non riesce più a raffreddarsi in quanto non in grado di gestire la sudorazione e la sua evaporazione. Come spiegato da Radley Horton, ricercatore e professore presso la Columbia University e tra i massimi studiosi di tale fenomeno, le gocce di sudore presenti sulla pelle riescono a trasformarsi in stato gassoso e ad evaporare solo se l’aria che circonda il corpo è sufficientemente secca. Livelli di umidità estremi, pertanto, ostacolano l’evaporazione di queste gocce d’acqua e impediscono al corpo di abbassare la temperatura interna. Apparentemente non c’è nulla che possa evitare o quanto meno rendere sopportabile questo processo per il corpo umano. Anche in caso di individui sani senza patologie pregresse, che indossano vestiti traspiranti, siedono all’ombra e hanno a disposizione una riserva infinita di acqua: il loro corpo non reggerebbe.

Tra le zone in cui queste condizioni iniziano a verificarsi troviamo, al momento, l’Australia del nord, il sud dell’Asia, le coste del Medio Oriente, il Golfo del Messico, il sud est degli Stati Uniti e il sud ovest del Nord America. Ma il problema non riguarda solo loro: il rischio è che nel futuro prossimo tale fenomeno possa espandersi anche ad altre aree della Terra.

Il cambiamento climatico e il riscaldamento globale, quindi, stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza della popolazione, rendendo necessaria la ridefinizione di priorità ed esigenze sociali. È inevitabile: in futuro, si farà sempre più ricorso all’aria condizionata. Utilizzata con l’obiettivo di migliorare il benessere e la qualità della vita delle persone negli ambienti chiusi, la climatizzazione, di questo passo, rischia di diventare un bene primario, indispensabile quindi per la sopravvivenza della popolazione.
Necessità, questa, che porta inevitabilmente alla gestione di una duplice sfida.
Da un lato, c’è l’esigenza di rendere accessibile la climatizzazione anche in tutti quei Paesi poveri da un punto di vista energetico che, peraltro, molto probabilmente saranno tra i primi a subire questi drammatici cambiamenti climatici. In aggiunta, poi, la previsione di un maggiore utilizzo dell’aria condizionata si scontra con la necessità globale di ridurre le emissioni di CO2 per contrastare il cambiamento climatico e tutelare il pianeta. Ecco, quindi, che entra in gioco il ruolo fondamentale ricoperto dalle aziende del settore, le quali, per invertire la rotta, dovranno impegnarsi sempre più per garantire soluzioni innovative che massimizzino e mantengano nel tempo l’efficienza degli impianti.
Progettazione, produzione, funzionamento e manutenzione: l’attenzione deve essere posta sull’intera vita del sistema, perché solo così, nonostante l’incremento che si registrerà nell’utilizzo della climatizzazione, si potranno ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Errecom è pronta: a collaborare con i player del settore, a condividere il proprio know-how con i tecnici del freddo per una manutenzione ottimale degli impianti, a promuovere la sostenibilità in ogni sua forma. Chi si unisce a noi?

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