Strato di ozono e clima: le responsabilità dell’industria del freddo e della climatizzazione
Sono passati ormai oltre 35 anni da quando un gruppo di scienziati del British Antarctic Survey scopriva il buco dell’ozono sopra l’Antartide e, con esso, accresceva nella comunità mondiale la consapevolezza sulla pericolosità dei raggi UV. Lo strato di ozono, infatti, ricordiamo essere una parte sottile dell’atmosfera terrestre designata ad assorbire le radiazioni ultraviolette del sole. Un assottigliamento di tale strato, pertanto, ne riduce inevitabilmente le capacità filtranti, permettendo alle radiazioni solari di raggiungere la superficie terrestre con gravi conseguenze sull’ambiente e sulla salute degli esseri umani: tumori della pelle, danni agli occhi e alla vista, impatto negativo sulla produzione agricola e molto altro.
La causa principale di tale assottigliamento fu riscontrata nei CFC (clorofluorocarburi), gas refrigeranti all’epoca comunemente presenti in bombole spray, isolanti in schiuma e, soprattutto, largamente utilizzati nell’industria della climatizzazione e della refrigerazione in quanto altamente stabili da un punto di vista chimico, non tossici, non infiammabili e prodotti ad un costo relativamente contenuto.
In seguito a tale scoperta, avvenuta nel 1985, l’intero mondo si adoperò per trovare una rapida soluzione. Il Protocollo di Montreal, firmato nel 1987, solo due anni dopo, sancì definitivamente l’impegno di 197 nazioni a eliminare gradualmente la produzione di CFC. Definito dai maggiori esponenti della comunità scientifica come “il trattato ambientale di maggior successo della storia”, il Protocollo di Montreal ha reso possibile a tutti gli effetti un’inversione di tendenza. Come annunciato a inizio anno nel rapporto dell’ONU i risultati ottenuti dalle politiche messe a punto dal 1987 a oggi sono molto positivi. Se rimarranno in vigore, infatti, si prevede che lo strato di ozono tornerà ai valori del 1980 entro il 2040 (salvo attendere il 2045 per l’Artico e il 2066 per l’Antartico).
Non mancano, tuttavia, le cattive notizie. Secondo uno studio condotto da un gruppo di scienziati della University of Bristol e del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), tra il 2010 e il 2020 è stata rilevata in atmosfera una concentrazione particolarmente elevata di 5 CFC.
Sebbene gli esperti assicurino che questo fatto non interferirà con le tempistiche ipotizzate per il ripristino dello strato di ozono, il team di ricerca ha stimato che questa concentrazione di CFC nell’atmosfera ha influito negativamente sul surriscaldamento globale. Solo nel 2020, infatti, ha generato un incremento nel riscaldamento del pianeta equiparabile a quello generato dalle emissioni di CO2 di un Paese come la Svizzera. Attenzione e rispetto delle norme, quindi, rimangono fondamentali.
Triste a dirlo, ma la questione del buco dell’ozono ha, senza dubbio, contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica e, nello specifico, la comunità del freddo sull’importanza della tutela dell’ambiente.
I passi compiuti dal 1985 lo dimostrano: dalla quasi totale assenza di consapevolezza circa i rischi ambientali dei clorofluorocarburi si è arrivati ai gas refrigeranti a basso GWP che utilizziamo oggi, in un percorso compiuto non dall’oggi al domani ma in quasi 40 anni di ricerca, errori e miglioramenti.
Il concetto stesso di perdita di gas refrigerante ha acquisito un valore diverso nel tempo, complice la stessa Normativa Europea F-Gas creata per regolamentare a fondo la gestione dei gas fluorurati prevedendo, inoltre, figure professionali certificate. La definizione di obiettivi chiari legati a deadline improrogabili e l’inserimento di sanzioni specifiche in caso di inadempienza nelle riparazioni e nei controlli sottolinea, ancora di più, l’attenzione globale rivolta al problema.
La mission di Errecom? Aumentare, sia nei professionisti del settore che negli utenti finali, la consapevolezza dell’importanza della manutenzione, non solo in ottica risolutiva ma anche e soprattutto preventiva. Le notizie di oggi insegnano: non c’è più tempo da perdere!

